L’itinerario prende le mosse dalla Chiesa parrocchiale di Caversaccio dedicata a San Giovanni Bosco. La vecchia chiesa di S. Donato (XVI-XVII secolo), che era situata sull'area dell’attuale piazza intitolata a Giovanni da Caversaccio, è stata sconsacrata ed abbattuta. La nuova Chiesa parrocchiale, costruita tra il 1933 e il 1937 ad imitazione dello stile romanico, è a tre navate. Le navate sono separate tra loro da colonne di granito di Baveno e ciascuna di esse termina con un' abside semicircolare. Vi si conservano opere provenienti dall'antica chiesa cui due pale d'altare ed un S. Donato di scuola post-caravaggesca. Nel 1989 il pittore Mario Bogani di Fenegrò ha realizzato il dipinto dell'altare centrale. 

Di fronte alla chiesa si trova la Cappella di S. Rocco, edificata alla fine del secolo scorso su una esistente piccola cappella risalente al 1600. Una targa apposta su di un vicino edificio ci ricorda che in questo piccolo borgo è vissuto il figlio di Wolfang Amadeus Mozart, Carlo Mozart, che si stabilì a Caversaccio per guarire dalla gotta grazie alle proprietà terapeutiche dell’acqua che sgorga copiosa alle pendici della Valmorea. Imbocchiamo Via Donato Sassi e successivamente ci immettiamo su Via Mulini. Dopo una breve discesa, a sinistra troviamo quello che un tempo era il Lavatoio di Caversaccio.
Continuiamo, ancora a sinistra, lungo la via “al sasso”, il cui nome ci svela la presenza, sul fondovalle, di un enorme masso, il “Sas da la prea” o “Sas da Cagn”, di origine incerta ma senza dubbio “uno straordinario reperto geologico” ai cui piedi scorre il torrente Renone.

La strada, dopo il nucleo abitato della frazione Pianazzo, diviene stretta e sterrata scendendo fin quasi al fondovalle. Non appena riprende a risalire ci troviamo di fronte all’edificio, costruito nel 1927, dell’Acquedotto di Valmorea. A destra un rivolo d’acqua che cade in una rudimentale vasca ci testimonia la presenza di numerose sorgenti che tuttora forniscono l’acqua agli abitati di diversi comuni della valle e anche della lontana Olgiate Comasco. A poche decine di metri troviamo l’incubato ittico dell’amministrazione provinciale di Como, di recente realizzazione, che sfrutta l’abbondante presenza di acqua della zona per allevare i pesci che andranno a ripopolare i torrenti della provincia. Proseguiamo e, giunti sulla strada asfaltata, pieghiamo a sinistra.

Una ripida discesa ci conduce in un battibaleno a valle, dopo aver attraversato l’antico nucleo dei Mulini del Traffico: un canale in pietra che si conclude con una cascata ne è l’ultima testimonianza. Da qui iniziamo a risalire lungo la strada provinciale verso destra, in direzione di Casanova Lanza. Superata la metà di un lungo rettilineo in salita, imbocchiamo a destra una stradina che, dopo alcune centinaia di metri, raggiunge un antico lavatoio recentemente restaurato e che introduce all’importante centro storico di Casanova Lanza. Risalendo dal lavatoio si incontra la Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Biagio e Cristoforo, venne edificata nel 1750 dove sorgeva la cappella privata della famiglia Sala e consacrata nel 1776 dal vescovo Giovanni Battista Mugiasca. È di stile neoclassico, a pianta rettangolare e con una sola navata. Nel 1937 venne riabbellita per opera di artisti locali. Le tavole della via Crucis donate dal dott. Luigi Neri sono state cesellate dagli artisti di Valmorea Cesare Ghielmetti e Gianluigi Giudici. La chiesa è dotata di un organo di epoca imprecisata ma si ipotizza sia settecentesco. La torre campanaria di un sobrio stile barocco, che sovrasta la chiesa è alta 37 metri ed ha cinque campane.

Poco distante si trovano Palazzo Sassi, imponente edificio situato in posizione panoramica sulla valle e costruito dalla famiglia Sala nel 1700 e Palazzo Somigliana, costruito nel 1700 sul luogo dove esisteva una rocca risalente all’ epoca feudale dei Visconti. All'ingresso del nucleo antico si trova una caratteristica chiesetta risalente al XVII XVIII secolo, dedicata a SS. Liberata e Faustina. Sia a Casanova che a Caversaccio sono ancora ben conservate le corti, tipiche abitazioni contadine disposte attorno a un cortile centrale di forma quadrata o rettangolare con le lobbie dove venivano stesi ad essiccare i prodotti della campagna e le cascine.

A piedi o in bicicletta nel Contado del Seprio

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